La kryptonite è ovunque. Anche nei meme. E anche nel nuovo Superman di James Gunn, che tra spunti sociali, riferimenti geopolitici e un Luthor che ricorda Trump (o Musk), scatena ancora la destra americana. È l’ennesimo esempio di come l’eroe DC, fin dalle sue origini, sia molto più che «verità, giustizia e sogno americano».
Basta riavvolgere il nastro fino al 1939, quando il primo albo monografico di Superman scaglia il suo eroe contro trafficanti d’armi e padroni delle ferriere. Il messaggio è chiaro: chiudere a cazzotti l’era della Grande Depressione e dare speranza ai lettori dei «dime comics».
Un immigrato superumano
Creato da due figli di immigrati ebrei, Jerry Siegel e Joe Shuster, Superman è da subito un simbolo dell’altro, dello straniero, dell’esule. Kal-El viene da un altro pianeta, ma il suo status di «alien» non è mai solo fantascientifico. È politica.
Non a caso, «Anche Superman era un rifugiato», ricordano i lettori attenti. Lo si vede nei primi albi, lo si sente nei radiodrammi anni ’40, lo si intuisce nella serie animata dei fratelli Fleischer. Peccato che i suoi creatori ne vedranno pochi frutti: venduto per 130 dollari all’editore, solo negli anni 2000 gli eredi avranno giustizia.
L’età dell’oro, e quella della kryptonite
Negli anni ‘40 e ‘50, Superman diventa icona globale ma anche paradosso: troppo potente, troppo perfetto, e quindi narrativamente debole. La kryptonite — verde, rossa, dorata — entra in scena proprio per questo. Serve una debolezza, una crepa. Arrivano comprimari (Supergirl, Krypto), nemici grotteschi (Mxyzptlk, il Giocattolaio) e versioni alternative (Superboy).
Il declino e la rinascita
Gli anni ‘60 e ‘70 portano crisi, anche a causa dell’onda lunga maccartista. Ma la Silver Age e l’influenza Marvel impongono nuovi standard: più umanità, più problemi reali. A scrivere c’è Dennis O’Neill, tra i disegnatori Curt Swan e José Luis García-López. Nasce un Superman più accessibile, meno alieno.
Anni ‘80–2000: da Reeve alla morte di Superman
Il volto di Christopher Reeve segna l’immaginario pop. John Byrne reinventa l’eroe: meno alieno, più «ragazzo della porta accanto». Nel 1992 muore per mano di Doomsday. Rinasce con un nuovo look. Il ciclo «Origini segrete» di Geoff Johns e Gary Frank torna al Reeve classico con un taglio più adulto e introspettivo.
Oggi: il Superman woke
James Gunn firma una lettura politicamente densa e allegorica. Si parla di rifugiati, cancel culture, conflitti globali. Ma non è una svolta: è un ritorno alle origini. Superman è sempre stato specchio del suo tempo. Gli ultimi cicli, come Absolute Superman e Il Mondo, lo dimostrano: il mito cambia pelle, ma non cambia missione.
Chi si scandalizza per un Superman «woke» forse non ha mai letto Superman. Da Kal-El a Clark Kent, da eroe della working class a simbolo di resilienza globale, l’Uomo d’Acciaio continua a volare sopra i conflitti del nostro tempo. E a rifletterli tutti.



