Una volta ammirati e ritenuti simboli di progresso, i miliardari della tecnologia stanno diventando sempre più spesso i nuovi cattivi del cinema. L’evoluzione narrativa che li ha trasformati da eroi a villain riflette il crescente scetticismo verso le grandi aziende tecnologiche, i loro leader e le conseguenze delle loro innovazioni.
Da Tony Stark a Miles Bron: un ribaltamento di immagine
All’inizio degli anni 2000, il panorama cinematografico presentava figure di imprenditori tech sotto una luce positiva. Un esempio emblematico fu Tony Stark/Iron Man, reinventato nel 2008 come un geniale miliardario moderno. La sua figura si ispirava chiaramente a Elon Musk, tanto che lo stesso Musk apparve nel sequel Iron Man 2. In quegli anni, startup e innovazione rappresentavano fiducia, creatività e ottimismo.
Tuttavia, col passare del tempo e l’aumento del potere delle Big Tech, il racconto ha cambiato tono. Personaggi ispirati a veri CEO hanno iniziato ad assumere caratteristiche sempre più negative. Un esempio evidente è Miles Bron in Glass Onion – Knives Out, interpretato da Edward Norton. Apparentemente brillante e carismatico, il suo personaggio è in realtà vuoto e arrogante, costruito su idee rubate e una narrazione personale fasulla.
Dalla Silicon Valley al grande schermo: perché diventano cattivi
Il fenomeno si è ampliato in modo evidente. In film come Don’t Look Up, Ex Machina, Free Guy o The Circle, i villain non sono più scienziati pazzi o criminali mascherati, ma uomini d’affari tech, spesso vestiti in modo casual, amichevoli, ma capaci di azioni spietate. Dietro sorrisi rassicuranti e discorsi motivazionali si nascondono obiettivi poco etici, spesso legati al controllo dell’informazione, all’intelligenza artificiale o alla sorveglianza di massa.
Anche nei film d’animazione questa figura si è fatta strada. Titoli come Ron – Un amico fuori programma o I Mitchell contro le macchine presentano antagonisti chiaramente ispirati a CEO reali, che combinano estetica minimalista, tono paternalista e un forte senso di superiorità morale.
I nuovi villain sono realistici, riconoscibili e pericolosamente familiari
Questi nuovi cattivi miliardari della tecnologia nei film risultano più inquietanti perché sembrano plausibili. Non vivono in castelli né indossano maschere, ma possiedono aziende globali, si mostrano su palchi con felpe e jeans e promettono un mondo migliore grazie alla tecnologia.
La narrativa moderna del cinema americano non fa altro che riflettere le paure contemporanee: non tanto verso la tecnologia in sé, ma verso chi la controlla. Uomini che si definiscono visionari, che si presentano come salvatori dell’umanità, ma che usano la loro influenza per fini personali.



