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Thursday, September 17, 2026

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“Queer” di Guadagnino: un viaggio psichedelico nel cuore del desiderio

Il film Queer di Luca Guadagnino è una discesa ipnotica tra desiderio, ossessione e solitudine. Daniel Craig interpreta un personaggio fragile e dolente in un Messico allucinato e sensuale.

Il film Queer di Luca Guadagnino non si limita a raccontare una storia: è un’esperienza emotiva, sensoriale, quasi psicotropa. Tratto dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs, l’adattamento cinematografico trasforma l’ossessione in immagini rarefatte, la malinconia in gesti minimi, e il desiderio in un sussurro che non trova mai risposta.

Ambientato in una Città del Messico visionaria, più onirica che reale, il film è una continua dissolvenza tra luci al neon e ombre interiori. Qui, le relazioni non si costruiscono, si rincorrono. E a condurre questo viaggio in apnea è Lee, interpretato da un sorprendente Daniel Craig, che abbandona ogni eroismo per farsi corpo fragile, sguardo implorante, presenza quasi scomposta.

Desiderio, fuga e perdita: il cuore del film

La trama si snoda tra le strade e i bar torbidi degli anni ’50, seguendo Lee, un americano auto-esiliato, segnato da un’esistenza fuori tempo e fuori luogo. La sua ossessione prende forma quando incontra Allerton, un ex-marine enigmatico, impersonato da Drew Starkey. Bello, distante, silenzioso: diventa subito il centro del desiderio di Lee, che tenta disperatamente di conquistarlo attraverso parole, racconti deliranti e teorie strampalate.

Ma Allerton rimane evanescente, sfuggente. Il rapporto tra i due si trasforma presto in una deriva esistenziale. Più che un viaggio, è una fuga che non porta da nessuna parte. I paesaggi messicani diventano lo sfondo di una spirale discendente, un sogno che vira lentamente verso l’incubo.

Una regia ipnotica e un cast che brucia lentamente

Guadagnino realizza uno dei suoi film più intimi e minimalisti. Nessuna grande scena drammatica, nessun lieto fine: solo una lenta discesa nell’ossessione amorosa, accompagnata da una regia quasi invisibile ma attentissima ai dettagli. Ogni inquadratura è carica di silenzi, ogni gesto racconta un vuoto emotivo.

Daniel Craig sorprende in un ruolo profondamente lontano dai suoi precedenti. Il suo Lee è vulnerabile, ironico, talvolta patetico, ma sempre umano. Drew Starkey, invece, incarna alla perfezione l’oggetto del desiderio: distante, indecifrabile, quasi irreale.

Nel cast spiccano anche Lesley Manville, in un ruolo intenso e disilluso, e Jason Schwartzman, che dona al film una vena surreale, quasi fuori contesto, ma perfettamente in linea con il tono allucinato dell’opera.

Il film Queer di Luca Guadagnino: un’opera sospesa tra amore e psicosi

Queer non è una semplice trasposizione. Guadagnino non adatta Burroughs, lo reinventa attraverso il suo sguardo: non giudica, non spiega, non redime. Racconta solo ciò che resta quando l’amore non è ricambiato, quando il desiderio diventa una condanna.

È un film che parla a chi ha amato troppo, a chi ha inseguito fantasmi, a chi ha cercato conforto nella presenza di chi non poteva amare. Un’opera difficile, intensa, viscerale, che scava nella parte più cupa del sentimento umano. E lì, nel buio, trova una bellezza disturbante e autentica.

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