Da oggi, 10 luglio 2025, arriva al cinema Dedalus, distribuito da Eagle Pictures in 105 sale italiane. Diretto da Gianluca Manzetti, è un thriller distopico e drammatico che affronta con sguardo lucido e inquietante i pericoli dell’iperconnessione e della ricerca ossessiva di visibilità online.
Con un cast guidato da Luka Zunic, Matilde Gioli, Francesco Russo, Giulio Beranek, Giulia Elettra Gorietti, e con la partecipazione speciale di Gian Marco Tognazzi e Carolina Rey, Dedalus si presenta come “il nostro Squid Game all’italiana”, come lo ha definito lo stesso regista.
Trama di Dedalus: un social game che diventa incubo
In un futuro molto vicino al nostro presente, sei creator vengono selezionati per partecipare a un gioco social immersivo all’interno di un’arena chiusa, dove ogni prova comporta rischi psicologici e fisici sempre maggiori. I protagonisti – Michele, Tiziana, Leo, Antonella, Filippo e Belinda – diventano pedine di una vendetta orchestrata con precisione chirurgica.
Il master del gioco, interpretato da un carismatico e ambiguo Gianmarco Tognazzi, guida un reality crudele in cui la popolarità online giustifica tutto. Il risultato? Un effetto specchio inquietante su una società che ha smarrito il confine tra visibilità e violenza.
Un thriller tra vendetta, social e distopia
Dedalus è, nelle parole del regista, “un revenge movie mascherato da thriller distopico”, ma anche una riflessione acuta sui rapporti umani corrotti dall’apparenza digitale. L’ambientazione è volutamente grottesca e caricaturale, per ritrarre un’Italia riconoscibile nei toni e nei volti, pur immersa in una realtà distorta.
La pellicola non si limita a puntare il dito contro i social, ma propone una critica più ampia alla cultura dell’apparire, alla fame di notorietà e alla disumanizzazione che può derivarne. Ogni creator rappresenta una sfumatura di questa ossessione: la fama, la competizione, l’ansia da esclusione (FOMO), la perdita di empatia.
Luka Zunic e la generazione “troppo tutto”
Tra i protagonisti, Luka Zunic interpreta Michele, giovane calciatore travolto dal successo. Il suo personaggio incarna la generazione dei “troppo”: troppo visibili, troppo veloci, troppo assuefatti. Zunic lo descrive come un giovane che ha tutto subito – soldi, fama, riconoscimento – ma ha perso il senso dell’emozione e del reale.
Un personaggio ispirato a icone come David Beckham e Mario Balotelli, che diventa simbolo dell’appiattimento emotivo causato da un mondo che premia l’immagine prima dell’autenticità.
Il messaggio di Dedalus: empatia, consapevolezza, resistenza
Il film vuole essere una sveglia collettiva, non solo per chi fa un uso tossico dei social, ma anche per chi, con leggerezza, giudica, commenta, espone. L’intento di Gianluca Manzetti è promuovere empatia e responsabilità: in un mondo dove un click può fare (o distruggere) una reputazione, ogni gesto conta.
“Siamo sempre connessi, ma sempre più disconnessi”, dice il regista, puntando il dito contro la normalizzazione del tragico e l’assuefazione alla sofferenza, amplificata da un’informazione continua e spettacolarizzata.
Perché vedere Dedalus
Se ami i film che uniscono thriller e critica sociale, se ti ha colpito Squid Game ma vuoi un racconto più vicino alla realtà italiana, Dedalus è il film da non perdere.
Con una durata contenuta (92 minuti), una regia tesa e un cast in stato di grazia, il film offre uno spunto di riflessione urgente: quanto ci stiamo perdendo, mentre rincorriamo l’approvazione virtuale?
Parole chiave correlate (long tail SEO): Dedalus film recensione, Dedalus trama, Dedalus cast, Dedalus social game, Dedalus thriller italiano, Gianluca Manzetti regista, Dedalus Luka Zunic.



