Il film La grazia di Paolo Sorrentino ha inaugurato l’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, raccogliendo applausi e riflessioni. Con Toni Servillo nel ruolo di protagonista, l’opera intreccia politica, etica e sentimenti privati, raccontando la storia di un Presidente della Repubblica che deve affrontare scelte decisive e dolorose.
Il tema centrale è il dubbio, declinato come atto di responsabilità, come ricerca di senso e come gesto di amore verso la vita. Con il suo stile visivo elegante e poetico, Sorrentino porta sullo schermo un racconto che unisce l’attualità a un linguaggio universale, capace di emozionare e far discutere.
La trama: politica e vita privata intrecciate
Il protagonista, Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo, è un Presidente della Repubblica a fine mandato. Nel semestre bianco, segnato dalla solitudine del Quirinale e dal peso della memoria, deve prendere tre decisioni cruciali: valutare due richieste di grazia, entrambe legate a vicende tragiche e complesse, e firmare la legge sull’eutanasia.
Queste scelte istituzionali si mescolano a un piano personale altrettanto intenso. De Santis, vedovo da otto anni, continua a dialogare idealmente con la moglie scomparsa, riflettendo su un vecchio tradimento e sul senso della perdita. Al tempo stesso cerca un legame autentico con la figlia Dorotea, interpretata da Anna Ferzetti, che lo spinge a riconsiderare i suoi principi più radicati.
Il risultato è un intreccio narrativo in cui l’aspetto pubblico e quello intimo si sostengono a vicenda, mostrando il volto umano di una carica istituzionale spesso percepita come distante.
Temi e stile del film
Il film La grazia di Paolo Sorrentino prende spunto da un fatto di cronaca – la grazia concessa da Sergio Mattarella a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer – e lo trasforma in un racconto universale sul valore della responsabilità e sulla fragilità delle certezze. L’ispirazione viene anche dal Decalogo di Kieslowski, con i suoi dilemmi morali messi in scena in modo essenziale e potente.
Sorrentino costruisce un’opera che non cerca facili risposte. La grazia non è vista come un atto di potere, ma come la capacità di accogliere il dubbio e di praticarlo. L’autore sottolinea come oggi la politica sia spesso dominata da certezze gridate e contraddittorie, mentre la vera responsabilità nasce dalla consapevolezza dei limiti.
Lo stile del film è quello tipico del regista napoletano: rigoroso, visionario e a tratti surreale. Scene intime e solenni convivono con momenti spiazzanti, come canti popolari, frammenti di rap o immagini di un astronauta sospeso nello spazio. Tutto concorre a creare un’atmosfera sospesa, in cui realtà e immaginazione dialogano senza confini netti.
Le interpretazioni di Servillo e Ferzetti
La collaborazione tra Paolo Sorrentino e Toni Servillo raggiunge qui il settimo capitolo. L’attore offre un’interpretazione intensa e sfaccettata, capace di dare corpo a un Presidente fragile e umano, lontano da qualsiasi modello reale. La sua performance restituisce la fatica del dubbio e la dignità del ruolo.
Anna Ferzetti, nei panni della figlia Dorotea, arricchisce la storia con un personaggio lucido e appassionato, che rappresenta la voce del presente e della coscienza critica.
Il film La grazia di Paolo Sorrentino è molto più di un racconto politico: è una riflessione sulla vita, sulla morte e sulla responsabilità individuale. Con eleganza visiva e intensità narrativa, l’opera invita lo spettatore a interrogarsi su domande scomode, senza offrire risposte definitive.
A Venezia 82, La grazia si è imposto come uno dei titoli più significativi della rassegna, confermando ancora una volta la forza del cinema di Sorrentino e la profondità interpretativa di Toni Servillo.



