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Thursday, September 17, 2026

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“Conto in rosso…” Cesare Cremonini senza soldi: come ha fatto a tirare avanti

Un racconto di resilienza, talento e rinascita artistica. Cesare Cremonini, in una lunga intervista al Messaggero, ripercorre la sua infanzia nella campagna bolognese, la passione precoce per la musica e i momenti difficili che hanno preceduto il successo.

“Il mio tempo da bambino scorreva lentamente, scandito dalle stagioni e dal ritmo che i miei nonni davano all’esistenza”, racconta, ricordando la figura del padre medico, classe 1924: “Il carisma faceva dimenticare l’età, l’autorevolezza annullava l’anagrafe”.

Dai conti in rosso al primo assegno Siae

Prima del trionfo con i Lùnapop, la vita non era fatta di concerti sold out.
Cremonini ricorda quando la cassiera della banca lo rimproverava per il conto sempre in rosso: “Era vero, compravo tutti gli strumenti musicali che potevo permettermi con la paghetta dei miei genitori”.

Poi arrivò la svolta. “Dopo aver scritto 50 Special, ricevetti il mio primo assegno della Siae: 60 milioni di lire. Avevo 18 anni. Per la mia famiglia fu un colpo di scena. Avevo fatto tutto da solo: scritto i pezzi, trovato un produttore e portato il disco al primo posto in classifica”.

Dopo i Lùnapop, una carriera da solista

Lo scioglimento dei Lùnapop, racconta, fu un passaggio doloroso: “Non ho scelto io di distruggere i Lùnapop, il progetto è semplicemente imploso per colpa di pressioni esterne. Ma avevo 22 anni e l’energia per ricominciare”.

La nuova fase è stata lenta e consapevole: per anni Cremonini si è esibito in spazi ridotti, davanti a 200 persone. “Da quel momento mi sono tolto la faccia da pagliaccio ed è iniziata una carriera fatta di canzoni vere, più mature. Serviva determinazione per togliersi le vecchie etichette”.

“Non mi sono mai goduto il successo fino in fondo”

Il cantante bolognese confessa di non essersi mai sentito arrivato:
“Penso di non essermi mai goduto il successo fino in fondo. Non porto orologi costosi, non colleziono auto di lusso. Mi piace viaggiare, ma l’inquietudine resta la mia compagna. Mi spaventerebbe svegliarmi completamente sereno: la felicità, per me, è sopravvalutata”.

Il dono più grande: il pubblico

Oggi, dopo stadi riempiti e concerti memorabili come quello di San Siro nel 2018, Cremonini sente di aver trovato una nuova intimità con il suo pubblico:
“Le persone mi parlano come fossi un amico o un fratello. Questa è la cosa più bella che ho ricevuto dal mio lavoro”.

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